Sankthansaften: la Danimarca si accende di falò

Sankthansaften

I FALÒ DI SANKTHANSAFTEN, SAN GIOVANNI NELL’ESTATE DANESE

Abbiamo parlato del Midsommar, forse la più grande celebrazione della Svezia che omaggia il periodo in cui il sole non tramonta mai in gran parte del Paese. Ma anche la vicina Danimarca, ovviamente, ha la sua versione del midsommer, chiamata Sankthansaften, la Sera di San Giovanni Battista.


Si celebra di solito la sera del 23 giugno, è una festa che unisce antiche tradizioni pagane e celebrazioni cristiane, pur avendo oggi solo un significato sociale. Conosciuta in Danimarca come la notte più breve dell’anno, questa serata è dedicata a festeggiare la vigilia del giorno di San Giovanni Battista, Sankt Hans appunto in Danimarca, e il solstizio d’estate.

Sankthansaften: la Danimarca si accende di falò:

LE ORIGINI DI SANKTHANSAFTEN

L’etimologia di Sankt Hans non è che il nome danese di San Giovanni Battista, patrono anche di molte città in Italia, come Monza e Torino, che a sua volta celebra il Santo con il falò. La festività moderna di Sankthansaften ha radici che affondano sia nelle celebrazioni pagane del solstizio d’estate sia nelle successive celebrazioni cristiane di San Giovanni. Quando il cristianesimo si diffuse nel Nord Europa, molte usanze pagane vennero incorporate nelle nuove tradizioni cristiane. Le feste del solstizio d’estate furono in gran parte accettate dalla chiesa, ma vennero ricollegate ufficialmente alla celebrazione di San Giovanni Battista.

Secondo la tradizione popolare, Sankthansaften e la notte successiva erano considerate momenti di grande potenza. Fino al XIX secolo, si credeva che le erbe raccolte durante questa notte avessero poteri curativi particolari, e la rugiada sui prati era ritenuta avere proprietà salutari.

Anche l’acqua delle fonti sacre era considerata miracolosa, attirando i malati che cercavano guarigione. Intorno a queste fonti, si svilupparono mercati con bancarelle e spettacoli, come nel caso della famosa Dyrehavsbakken a nord di Copenhagen, un luogo di divertimento nato nel XVIII secolo.

Nel corso del tempo, la celebrazione è diventata presto un falò, e ogni anno se ne accendono di tutte le dimensioni in tutto il paese. Un tempo, questi falò si tenevano in luoghi isolati ed “elevati” (per la Danimarca), con lo scopo di allontanare gli spiriti maligni, una credenza che risale ai tempi in cui si pensava che le streghe volassero verso Bloksbjerg o Hekkenfeldt. L’idea di tenere lontane le forze del male è riflessa ancora oggi nelle canzoni e nei discorsi che accompagnano le celebrazioni.


In particolare, i danesi cantano Midsommervise, la “Canzone di mezza estate”, che parla sia di tenere lontane le forze del male: “Vi elsker vort land, / og med sværdet i hånd / skal hver udenvælts fjende beredte os kende! / men mod ufredens ånd / over mark, under strand / vil vi bålet på fædrenes gravhøje tænde: / hver by har sin heks og hvert sogn sine trolde, /dem vil vi fra livet med glædesblus holde;” (ovvero “Amiamo il nostro Paese e, con la spada in mano, ogni nemico straniero deve essere pronto a conoscerci! Ma contro lo spirito di discordia sopra il campo, sotto la spiaggia, accenderemo il fuoco sui tumuli dei padri: ogni città ha la sua strega e ogni parrocchia i suoi troll, li terremo lontani dalla vita con un tripudio di gioia”) recita l’ultima strofa. Ma parla anche alla natura, all’estate, e alla bellezza della Danimarca in questa stagione.

Recitano infatti alcuni versi: “Vi elsker vort land, / men ved midsommer mest, / når hver sky over marken velsignelsen sender, / når af blomster er flest, / og når kvæget i spand / giver rigeligst gave til flittige hænder; / når ikke vi pløjer og harver og tromler, /når koen sin middag i kløveren gumler:”( Amiamo il nostro paese, ma soprattutto in piena estate, quando ogni nuvola sul campo manda la sua benedizione, quando i fiori sono più abbondanti e quando il bestiame nelle stalle offre il dono più abbondante a mani industriose; quando non ariamo, non erpiciamo e non suoniamo, quando la mucca sgranocchia il suo pranzo nel trifoglio”). Pochi versi che descrivono la Danimarca d’estate, la sua natura e la sua campagna.

Studia con noi
le Lingue Nordiche!

LA STREGA SUL FALÒ

L’usanza di mettere una figura di strega sul falò è relativamente recente, risalente al XX secolo. Questa tradizione ha origine dalla Germania, dove per secoli si sono bruciati fantocci di paglia in varie occasioni. In Danimarca, le prime documentazioni di queste pratiche risalgono agli anni ’20 a Kalundborg, sulla parte nord-occidentale dell’isola di Sjælland (l’isola di Copenhagen). Inizialmente, le figure di paglia non erano vestite, ma in seguito vennero adornate con abiti femminili.

Nonostante non ci sia un collegamento diretto con le esecuzioni per stregoneria dei secoli XVI e XVII, la pratica di bruciare figure vestite da strega ha sollevato dibattiti negli ultimi anni. Molti criticano questa tradizione per i suoi richiami ai tempi bui delle cacce alle streghe e per il suo potenziale carattere misogino. Di conseguenza, in diverse località, si è scelto di abbandonare l’usanza della “strega sul falò”.

Oggi, comunque, Sankthansaften è una festa che unisce le comunità attraverso falò, canti e discorsi. Nonostante non sia una festa religiosa ufficiale, viene celebrata in tutta la Danimarca, sia in ambito pubblico che privato. La serata è segnata da un’atmosfera di allegria e riflessione, mantenendo viva una tradizione che continua ad evolversi nel rispetto delle sue radici storiche e culturali.

Oltre ad avervi citato l’articolo dedicato, ecco anche qualche parola relativa al Midosommar! Quello svedese però:

Articolo in collaborazione con

Robin Mørensson,
founder @ NØGLEN