LA GROENLANDIA E LA SUA CRESCENTE IMPORTANZA
L’obiettivo di questo articolo non è parlare di politica, ma è sotto gli occhi di tutti che con il ritorno di Donald Trump alla casa bianca torneranno le tensioni tra gli Stati Uniti d’America e la Danimarca, visto che i Repubblicani di Washington sempre più spingono per prendere il controllo della Groenlandia.
La storia dell’enorme isola artica è molto complicata: possedimento coloniale prima della Norvegia e poi, dopo l’Unione di Kalmar, della Danimarca, fino al XVIII-XIX secolo l’interesse dei coloni non è mai stato particolarmente alto. Le cose cambiano con l’Ottocento e soprattutto con il Novecento, e oggi l’importanza dell’Artico, dovuta allo scioglimento dei ghiacci, al petrolio, alle materie prime e alle nuove rotte commerciali, rende la Groenlandia facile preda di Cina e USA. Tanto che lei, per la prima volta, vorrebbe far parte dell’Unione Europea.
La Groenlandia:
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I NORRENI E GLI INUIT (982-CA. 1400)
Il vichingo norvegese Erik il Rosso (nato intorno al 950) fu uno dei primi coloni e chiamò l’isola “Groenlandia” per attrarre nuovi coloni dall’Islanda e dalla Norvegia. Fu un’operazione di marketing o pubblicità ingannevole particolarmente efficace: Grønland significa infatti “terra verde”, ma è facile intuire che di verde ci fosse ben poco ai tempi. Ma Erik la chiamò così per dare l’idea di una terra fertile.
Ad ogni modo, nel XV secolo, gli insediamenti nordici cessarono, mentre l’immigrazione neo-inuit, iniziata intorno all’anno 1000, si diffuse lungo entrambe le coste. I re danesi, che dal 1380 al 1814 furono anche sovrani di Norvegia, acquisirono così il controllo di dipendenze come Islanda, Isole Faroe e Groenlandia. Tuttavia, il legame con la Groenlandia si interruppe nel XV secolo.
IL RITORNO E IL PERIODO DEL COMMERCIO (1721-1848)
Nel 1721, il legame tra Groenlandia e Danimarca-Norvegia venne ristabilito grazie al pastore norvegese Hans Egede (1686-1758), missionario sostenuto dal Re Federico IV (nato nel 1671, sovrano dal 1699 al 1730).
La compagnia privata “Bergenskompagni”, che aveva il monopolio del commercio a sostegno della missione, rinunciò nel 1726, e il sostegno passò al tesoro reale. Tuttavia, poiché mancavano risultati economici, Re Cristiano VI (nato nel 1699, sovrano dal 1730 al 1746) ordinò nel 1731 di chiudere le operazioni in Groenlandia.
Hans Egede riuscì, però, a proseguire l’opera grazie al numero di groenlandesi convertiti: dal 1734 al 1750 sotto il monopolio del mercante e proprietario terriero danese Jacob Severin (1691-1753) e dal 1750 al 1776 sotto “Det Almindelige Handelskompagni”. Già dal 1774 era evidente che “Det Almindelige Handelskompagni” avrebbe dovuto trasferire il suo monopolio. Questo avvenne nel 1776, quando “Den Kongelige Grønlandske Handel” prese definitivamente il controllo, mantenendo il monopolio fino al 1950.
Nel 1776, la maggior parte delle colonie era stata fondata lungo la costa occidentale, da Julianehåb (Qaqortoq) a sud fino a Upernavik a nord. Durante le guerre della Rivoluzione Francese e quelle napoleoniche (che videro la Danimarca sconfitta, tanto da dover rinunciare alla Norvegia) i collegamenti con la Groenlandia furono drasticamente ridotti. Tuttavia, con la Pace di Kiel del 1814, la Groenlandia rimase sotto la Danimarca.
Dagli anni 1820, furono create circa 50 stazioni commerciali per avvicinare gli scambi alla popolazione groenlandese.
GROENLANDIA E DANIMARCA (1849-1940)
Con la legge del 1908 sulla gestione delle colonie in Groenlandia, furono istituiti due consigli regionali con sede a Godthåb (oggi ribattezzata Nuuk, secondo la volontà di dare dignità alla lingua groenlandese) e Godhavn (Qeqertarsuaq), che ottennero il diritto di esprimere opinioni e proporre iniziative al governo danese. La riforma del 1912 consolidò la gestione in un unico direttore generale.
Le questioni economiche rimasero le più urgenti. La popolazione groenlandese era cresciuta da meno di 6.000 abitanti nel 1800 a oltre 11.000 nel 1900, senza significative modifiche nelle attività economiche. Per integrare l’economia, nel 1906 venne introdotto l’allevamento di pecore nel sud della Groenlandia, e dal 1908 si avviò la pesca commerciale del rombo groenlandese.
La sovranità danese sulla Groenlandia fu amministrata con cautela. La Danimarca ottenne il riconoscimento internazionale della sua sovranità su tutta la Groenlandia nel 1921, con l’eccezione della Norvegia, che rivendicava interessi sulla costa orientale. La disputa culminò nel 1933, quando la Corte Internazionale di Giustizia confermò la sovranità danese.
LA MODERNIZZAZIONE
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, iniziò un periodo di modernizzazione in Groenlandia. La riforma del 1953 integrò la Groenlandia nella Danimarca, con due rappresentanti al Parlamento danese. Grandi investimenti furono destinati all’istruzione, alla sanità e all’infrastruttura, ma lo sviluppo economico rimase lento.
Negli anni ’70, il desiderio di maggiore autonomia portò all’istituzione dell’autogoverno nel 1979, sancito dalla legge sull’autonomia della Groenlandia. Il governo locale acquisì il controllo su molte aree, con l’obiettivo di creare una società più autonoma e culturalmente groenlandese.
Anche per riparare ad alcune delle sue terribili politiche coloniali (su tutte, la sterilizzazione forzata delle donne Inuit, dai 12 anni in su, tra il 1966 e il 1975), dal 1980 la Danimarca sostiene economicamente la Groenlandia, per aiutarla a crescere e a diventare completamente indipendente in futuro. Sovvenzioni che aumentano progressivamente: nel 1980 erano 2 miliardi di corone danesi, nel 2001 erano già salite a 3,4 miliardi. Questo permette alla Groenlandia di autogestirsi più facilmente, ma è chiaro che se la Danimarca dovesse smettere i già gravi problemi sociali del Paese, come i giovani che non lavorano e non studiano, l’alcolismo, la corruzione o i suicidi espressi magnificamente nel libro Blomsterne Dalen (La Valle dei Fiori) potrebbero aumentare.
I RAPPORTI CON L’UE

Oltre a quelli con la Danimarca, difficili sono stati inizialmente i rapporti con l’Unione Europea. Mentre le Faroe hanno sempre rifiutato l’ingresso, la Groenlandia entrò insieme alla Danimarca nel 1973, uscendone meno di un anno dopo a causa dell’incompatibilità con alcune politiche.
Tuttavia, l’uscita non era espressione di un desiderio di isolamento. La Groenlandia partecipa alla cooperazione internazionale sia come parte di una delegazione danese come nell’UE dal 1992, sia per conto del Commonwealth britannico, ad esempio per quanto riguarda la pesca nel Nord Atlantico, o completamente per proprio conto come nella Commissione Nord Atlantico per i mammiferi marini.
Oggi però i rapporti sono ancora più stretti. Il pericoloso interesse della Cina, e le sempre più fastidiose avance degli USA di volerla comprare, hanno spinto i groenlandesi ad avvicinarsi a Bruxelles. Gli ultimi sondaggi parlano chiaro: a fine 2024-inizio 2025, il 40% dei groenlandesi sarebbe contro l’entrata nell’Unione Europea, mentre il 60% a favore. Nel 2021, 4 anni fa, le parti erano esattamente opposte, e la percentuale di favorevoli è destinata a salire.
E del resto è tutto coerente: per quanto enorme, la Groenlandia è piccola e vulnerabile, e la presenza delle basi americane nel Paese la rende facile preda degli Stati Uniti. Un ingresso in UE la renderebbe più stabile, e dal lato di Bruxelles, l’Europa avrebbe accesso in quello che sarà la il “selvaggio West” del XXI secolo.
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