VITUS BERING E LA “NASCITA” DELL’OMONIMO STRETTO
L’interesse della Danimarca verso l’Artico oggi è più forte che mai. Ma, forse, non è mai stato basso: il riferimento non è solo alla colonia Groenlandese, ma anche ai diversi esploratori danesi che contribuirono alla scoperta di questa fredda regione. Uno in particolare, Vito Jonassen Bering, dedicò tutta la sua vita al servizio dello Zar di Russia Pietro il Grande e all’espansione del suo immenso Impero, ultimando la conoscenza dell’estremo oriente del Paese e arrivando allo Stretto che oggi prende il suo nome, fino in Alaska – che appunto all’epoca era territorio dello Zar.
Vitus Bering:
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LE ORIGINI E LA CARRIERA MILITARE
Vitus Jonassen Bering nacque ad Horsens, in Danimarca, nell’agosto del 1681. Fin da giovane si dedicò alla navigazione e prestò servizio per la Compagnia delle Indie Orientali danese: anche se in pochi lo sanno, oltre alle colonie del Nord la Danimarca aveva insediamenti in India (principalmente nel Bengala Occidentale), in Africa (Costa d’Oro danese, sottratta alla Svezia e in seguito venduta al Regno Unito) e in Centro America (Isole Vergini Danesi, poi vendute agli USA e oggi Isole Vergini Americane).
Nel 1703 venne reclutato nella Marina russa dall’ammiraglio norvegese Cornelius Cruys. Durante la Grande Guerra del Nord (1700-1721), Bering scalò i ranghi fino a diventare capitano. Nel 1718 sposò Anna Christina Pülse, con cui ebbe diversi figli.
Nel 1703 venne reclutato nella Marina russa dall’ammiraglio norvegese Cornelius Cruys. Durante la Grande Guerra del Nord (1700-1721), Bering scalò i ranghi fino a diventare capitano. Nel 1718 sposò Anna Christina Pülse, con cui ebbe diversi figli.
BERING E LE DUE SPEDIZIONI IN KAMČČAKA
Nel 1725, lo zar Pietro il Grande affidò a Bering una missione cruciale: scoprire se l’Asia fosse collegata via terra all’America. Accompagnato dai suoi luogotenenti Morten Spangsberg (altro danese al servizio russo, lui di Esbjerg, Jutland occidentale) e Aleksej Čirkov, Bering attraversò la Siberia con una squadra di 34 uomini, affrontando un viaggio massacrante tra terre inospitali e condizioni estreme.
Dopo aver raggiunto la costa dell’Okhotsk e costruito una nave, la “Svjatoj Gavrijl” (San Gabriele), l’esploratore danese navigò lungo la costa settentrionale della Kamččaka, avvistando l’isola di San Lorenzo. Tuttavia, non avendo scorto la costa americana, tornò a San Pietroburgo nel 1730, dove venne promosso a comandante di flottiglia.
Dopo aver raggiunto la costa dell’Okhotsk e costruito una nave, la “Svjatoj Gavrijl” (San Gabriele), l’esploratore danese navigò lungo la costa settentrionale della Kamččaka, avvistando l’isola di San Lorenzo. Tuttavia, non avendo scorto la costa americana, tornò a San Pietroburgo nel 1730, dove venne promosso a comandante di flottiglia.
Dopo la prima spedizione, alcuni critici contestarono la mancanza di prove definitive sul fatto che Asia e America fossero separate. Per questo motivo, nel 1733 Bering organizzò una nuova missione, nota come la Grande Spedizione del Nord, una delle più ambiziose di sempre. L’obiettivo era esplorare la costa settentrionale della Siberia, raggiungere il Giappone e cartografare l’Alaska. La spedizione coinvolse circa 3000 uomini tra ufficiali, marinai, artigiani e scienziati.
Bering partì con la sua famiglia e un folto gruppo di ricercatori. Dopo anni di difficoltà logistiche, nel 1740 costruì due nuove navi, la “Svjatoj Pjotr” (San Pietro) e la “Svjatoj Pavel” (San Paolo), e fondò la città di Petropavlovsk, che divenne la base delle operazioni. Nel luglio 1741, partì con il “San Pietro” mentre Čirkov guidava il “San Paolo”. Dopo essere stati separati da una tempesta, Čirkov avvistò l’Alaska ma non riuscì a sbarcare. Bering, invece, toccò la costa e diede il nome di Monte Sant’Elia a una delle cime più alte dell’Alaska.
Bering partì con la sua famiglia e un folto gruppo di ricercatori. Dopo anni di difficoltà logistiche, nel 1740 costruì due nuove navi, la “Svjatoj Pjotr” (San Pietro) e la “Svjatoj Pavel” (San Paolo), e fondò la città di Petropavlovsk, che divenne la base delle operazioni. Nel luglio 1741, partì con il “San Pietro” mentre Čirkov guidava il “San Paolo”. Dopo essere stati separati da una tempesta, Čirkov avvistò l’Alaska ma non riuscì a sbarcare. Bering, invece, toccò la costa e diede il nome di Monte Sant’Elia a una delle cime più alte dell’Alaska.
MORTE ED EREDITÀ
Soffrendo di scorbuto e privi di viveri, Bering e il suo equipaggio tentarono di tornare in Kamččaka. La nave finì alla deriva tra le tempeste e fu infine gettata sulle coste di un’isola deserta, oggi nota come Isola di Bering o “Isola fluttuante”, perché molto vicina al punto in cui avviene il cambio di data.
I superstiti costruirono ripari di fortuna, ma l’esploratore morì l’8 dicembre 1741. Lo scienziato Georg Wilhelm Steller, che era a bordo, scrisse che Bering era stato ucciso dalla fame, dal freddo e dalla disperazione. Dei 77 uomini che componevano l’equipaggio, solo 46 riuscirono a costruire una barca di fortuna e a tornare a Petropavlovsk nel 1742. La spedizione ufficialmente si concluse nel 1749, dopo 16 anni.
I superstiti costruirono ripari di fortuna, ma l’esploratore morì l’8 dicembre 1741. Lo scienziato Georg Wilhelm Steller, che era a bordo, scrisse che Bering era stato ucciso dalla fame, dal freddo e dalla disperazione. Dei 77 uomini che componevano l’equipaggio, solo 46 riuscirono a costruire una barca di fortuna e a tornare a Petropavlovsk nel 1742. La spedizione ufficialmente si concluse nel 1749, dopo 16 anni.
Le esplorazioni di Bering furono fondamentali per la Russia, contribuendo all’espansione territoriale e alla conoscenza geografica del Pacifico settentrionale. Sebbene in seguito si scoprì che altri russi avevano preceduto Bering nella scoperta dell’Alaska e del passaggio tra Asia e America, le sue imprese rimasero cruciali. A lui sono stati dedicati il Mare di Bering, lo Stretto di Bering e l’Isola di Bering. Inoltre, la terra che un tempo collegava Siberia e Alaska durante l’era glaciale è oggi nota come “Beringia”.
Nel 1935, una spedizione sovietica trovò i resti della “San Pietro” sull’Isola di Bering e riportò alla luce manufatti della spedizione. Studi successivi hanno rivelato che Bering morì probabilmente per insufficienza cardiaca e non di scorbuto.
Nel 1935, una spedizione sovietica trovò i resti della “San Pietro” sull’Isola di Bering e riportò alla luce manufatti della spedizione. Studi successivi hanno rivelato che Bering morì probabilmente per insufficienza cardiaca e non di scorbuto.